ad un passo dalla fine

Stress metropolitano, crisi economica, prostituzione, droga, difficoltà di crescita e impossibilità di realizzare anche i sogni più semplici. La vita è bella quando sotto l’ombrellone, a 50 gradi all’ombra, manca solo un quarto d’ora di digestione prima che mamma ci accordi il permesso di tuffarci. L’attesa è lacerante, gli altri ci passano avanti, si sciacquano prima di noi in un mare che da lontano sembra ancora azzurro, puro, ricco di sorprese e pronto ad accogliere il nostro bisogno di andare oltre lo squallore terrestre.
Prima del tuffo Eleonora Danco mischia frammenti di vita di personaggi che soffrono, amano, bramano, pretendono, urlano, aggrediscono, sfogano, subiscono, partono, sbroccano, gonfiano il petto e si cacano sotto, colpiscono per dichiarare amore e si distruggono correndo incontro alla morte in cerca di verità. Sopravvivono aggrappati a bisogni primari, devono superare ostacoli per sentirsi vivi e si perdono tutti, immancabilmente, in luoghi comuni nei quali è impossibile non riscontrare la saggezza popolare che si fa superficiale osservazione di un mondo che precipita senza alcuna speranza di cambiare.
La illuminata disperazione dell’autrice incontra l’incontenibile energia dell’attrice che con sprezzante irriverenza affronta il pubblico senza concedere mai nulla alla forma, al bel gesto, al tono rassicurante, al bel verso che conduce all’autocompiacimento. Il romano permette all’autrice di scavare nelle viscere delle ragioni popolari e all’attrice di abbattere la quarta parete con una semplice inflessione. Il verso è aspro, sicuro, risentito quando è chiamato ad esprimere le ragioni dell’istinto, sa addolcirsi quando tenta di dare contorno ai sogni, quando racconta l’infanzia, gli impulsi più innocui e tornare aggressivo quando il carnevale non è liberatorio e le divisioni non danno il resto giusto.
La Danco schizza da una zona d’ombra all’altra; il suo teatro dà voce a chi apre bocca senza riflettere su ciò che sarà domani, urla per sentirsi al mondo, si sbatte per mangiare, bere, fumare e scopare, si nasconde spesso per raccogliere la necessaria sicurezza da sbattere in faccia al prossimo. I suoi personaggi esistono, nelle loro corde troviamo noi stessi quando ci odiamo, quando non troviamo un bagno e lo stronzo dietro al bancone ci nega la chiave perché non abbiamo ancora consumato, siamo noi in mezzo al traffico desiderosi di volare, noi sulla spiaggia, noi in mezzo al mare, noi avvelenati con la luna, incarogniti, frustrati, depressi quando il tempo non passa, ansiosi quando passa troppo in fretta, anoressici che non riescono ad ammazzarsi e morti di fame che non ce la fanno a sopravvivere.
