Ultimi anni delle scuole superiori, anni settanta, ultime speranze per il mondo di essere equo, crollo del sogno socialista, presa di coscienza collettiva di un mondo destinato ad una drogata guerra sociale.
Jonathan Coe dà fondo alle memorie degli anni degli scioperi e dei suoi studi senza retorica, con la maturità di chi sa tagliare prima di allappare, deviare per non banalizzare, cambiare stile e narratore per rendere l’analisi del periodo e la storia più sfaccettata e accattivante. Quattro amici e relativi familiari, primi amori, tradimenti adulti, persecuzioni adolescenziali, primi baci e prime penetrazioni giovanili. Attraverso i sogni di questi ragazzi privilegiati, abbastanza parati da potersi permettere di curarsi del mondo con la pancia piena di birra e sozzerie britanniche, aperti ai sogni del mondo una volta imperialisti e un’altra esportatori di larghe vedute, possiamo leggere i fallimenti della loro generazione, di quelle precedenti e della nostre future. Ultimi paladini convinti di poter cambiare il mondo hanno capitolato sotto i colpi di un capitalismo che ne ha risucchiato la freschezza e i buoni sentimenti per inglobarli e non vomitarli più.
Dagli atricoli del giornale della scuola ai racconti dell’aspirante scrittore per tornare all’omniscent narrator che finge di smarrirsi, semina dubbi sulla veridicità dei suoi racconti, lascia aperte molteplici strade avvincendo il lettore che si ritrova proiettato in un universo reale, dove regnano sentimenti puri messi in netta contrapposizione con la natura di un mondo che deve cambiare, che non necessariamente migliora, che spesso divora se stesso. Sullo sfondo delle conquiste sindacali e sconfitte politiche tanto amore che lega i protagonisti alle loro ardenti fiamme, i genitori alle giovani intraprendenti, i nonni tra loro ricordando le atrocità della guerra e i piccoli all’ultima idea di famiglia unita tramontata anticipatamente nei paesi anglosassoni.
Dopo aver saltellato da un critico musicale passando per burloni, cuori infranti, atleti di colore e ostentatori di ricchezza e potere l’autore cede il finale allo stream of consciousness dell’aspirante scrittore che in una quarantina di pagine senza punti prova a fare un bilancio del passato ipotizzando un futuro tanto roseo da risultare a noi, cinici osservatori di invidiabile ingenuità, un buon modo per tornare a sperare ed uno stimolo a leggere La famiglia Winshaw per vedere come l’autore si confronta con gli anni ’80.