venerdì, 13 giugno 2008

Fuffa - recensione

FUFFAFuffa è ciò che è superficiale, plasticoso, poco sincero, socialmente convenzionale, esteticamente accattivante, sessualmente penetrabile, intellettualmente deprecabile, animalescamente scorticabile e letterariamente cestinabile. Non ci sono i giovani d’oggi nel libro di Militi, ci sono quegli zombi della Roma bene, inseriti, più o meno inglobati, molto appariscenti, palesemente dementi e culturalmente imbarazzanti. Senza nessuno snobismo l’autore li anima raccontando anche i miti e la spazzatura televisiva che li ha fatti crescere in un videogioco dove conquistare punti senza un ultimo quadro da anelare.
 
Alessandro Militi pubblica il suo primo libro, facile, da leggere in un giorno o a tappe, senza paura di perdersi nei quadri del videogame che lo scrittore disegna sullo sfondo per legare le avventure di uno sventrapapere siliconate e non. Sulla testa delle prede il protagonista vede un punteggio da accumulare, la sua vita scorre tra un aperitivo, una mattinata lavorativamente deprimente ed una schitarrata serale liberatoria che lo fa sentire ancora lontano dall’essere solo una macchina. Procede il protagonista all’interno di questo gioco che si fa sempre più l’unica realtà nella quale capire qualcosa; cita e si eccita, da Ponciarello a Galbusera saltando accuratamente la zona cartoni animati che più di altri prodotti accendono la nostalgia degli ultratrentenni.
 
Scorre il libro, da un quartiere in a sud ad uno ancor più fighetto di Roma nord, sfilano le prede puntualmente infilate in un bagno pubblico, sul tappeto, di diritto, al rovescio, da sopra da sotto, con amore, con cattiveria, stancamente o con incontenibile ardore. Non c’è scandalo, non c’è rivelazione, non c’è nulla di particolarmente irresistibile come non si trova la rabbia e la provocazione annunciate dalla quarta di copertina. Ma proprio perché non c’è niente di ciò, tutto passa liscio ed il libro si lascia leggere al bagno come in metro, nel silenzio prima di dormire o sulla Cristoforo Colombo bloccata per il passaggio del potente di turno, mentre i sudditi scaricano la loro frustrazione sul clacson. Cosa resta di tante cavalcate e sms pseudo-mistici con i quali il Matteo rolexato conquista l’ultima fiamma? Tanta fuffa che ricopre il libro e ci fa sentire migliori, perché non siamo disposti a tutto pur di, e non ci assolviamo pensandoci all’interno di un B-movie.
postato da: monthi alle ore 10:55 | link | commenti
categorie: recensioni libri

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