ad un passo dalla fine
Un piccolissimo squarcio di luce fa brillare una stella che si contorce, ficca versi, dipana immagini, schizza umori che immancabilmente investono i suoi sorpresi spettatori. Dopo un’intervista al padre sull’omosessualità, sulla diversità, sulla possibilità di essere o diventare diversi, Eleonora Danco urla “voglio una fica” e “i gay mi fanno schifo”.
Poche flebili luci sfaccettano la molteplice personalità dell’attrice che dà voce, anima e corpo a personaggi incompresi, marginali, libidinosi, in cerca di un alito di vento che li faccia respirare e di un cazzo/fica che li faccia sentire vivi. Senza introduzione sono i personaggi in cerca di riscatto che si impossessano del corpo della Danco, la posseggono da davanti, da dietro, la sbattono sulla sabbia, la dominano mentre lei si lascia penetrare fin nelle viscere per poi sputare tutte le loro indicibili bramosie, inconfessabili pulsioni, inguinali desideri.
La Danco investe la platea con versi aspri che impediscono al perbenista che storce il naso di soffiarselo per togliersela di mezzo manco fosse una breccola incrostata che non accenna frane. I suoi ragazzi che vogliono fare la vita si misurano con vecchi che vivono di ciò che farebbero a questa e a quella, con donne in cerca di attivi e passivi, con montagne di sabbia che si lasciano scopare assecondando i loro moti pelvici. A dare respiro alla realtà e al racconto della Danco, tante confessioni audio che dipingono un mondo represso, fatto di gente costretta a vivere la propria libidine come una colpa, l’inclinazione sessuale come una deriva, la legittima aspirazione come una bieca perversione. I ragazzi non possono dire al padre di non amare le tette come le ragazze attratte da culi vivono con la paura del giudizio della madre. Da questa perbenistica limitazione sono tutti costretti a nascondersi, ad andare all’estero per dare riconoscimento sociale al desiderio, a fingere in luce per rivelarsi nell’oscurità, nelle ombre, nei chiaroscuri.
L’autrice si fa tutt’uno con l’attrice mentre il flusso incosciente prende forma senza alcuna sottolineatura. La grandezza della Danco risiede nell’incoscienza vigile con la quale butta tutto ciò che esprime, rendendo veri i personaggi ai quali si presta. La retorica rimane fuori dal suo teatro. Sul palco Eleonora si spoglia e mette a nudo l’ipocrisia di chi la osserva, di chi non sa se ridere delle parole o soffrire per i concetti che esse esprimono. Pasolini rivive spesso nei suoi versi che descrivono vite violente, vittime di una società schiava del Petrolio e di un vomitevole borghese candore.
