martedì, 19 febbraio 2008

There Will Be Blood - Il Petroliere

il petrolierePaul Thomas Anderson torna indietro nel tempo in cerca dell’origine del potere che oggi governa il nostro mondo. La corsa all’oro nero vede spietati arrivisti sacrificare tutto pur di infilare le loro trivelle nella terra e liberare fiumi di denaro. Daniel Day-Lewis con una staordinaria ambiguità che l’accompagna per tutto il film è l’uomo che non cede, si fa credere padre di un orfano, uccide chi si finge suo fratello, picchia chi si serve della fede per manipolare, compra a uno ciò che vale mille, accumula beni senza trovare nessuno a cui lasciarli. Con un intreccio imprevedibile il regista segue un uomo pronto a farsi da solo. Con immagini cupe, terra arida, petrolio denso che annerisce ogni cosa, fotografa un mondo dove la famiglia garantisce umanità, i buoni affari giustificano i mezzi per ratificarli mentre la parola perde miseramente il confronto con il denaro. Lo smarrimento rende l’uomo facile preda di evangelizzatori che, al nero del petrolio, preferiscono quello di una divisa che può garantire altrettanto oro senza bisogno di ungersi le mani.
Il sogno americano viene ribaltato, indagato, messo in discussione perché spogliato di un’indispensabile retorica. La frontiera consente all’uomo di superare i propri limiti, di mettersi a nudo, di rivelarsi per ciò che è. La California, ultima terra da conquistare, rappresenta l’ultima tappa del sogno in patria; succhiate le sue risorse il vero conquistatore è stato costretto ad assoggettare altre terre, a piantare altrove le sue trivelle, ricoprendo di interessi culture millenarie incapaci di resistere allo sbando inflitto loro dagli apostoli dello sviluppo.
Anderson, raccontando l’America di ieri, mette quella di oggi davanti allo specchio mostrandola impantanata nella retorica, orientata da predicatori che in nome di Dio spacciano idee, diffondono miseria esportano morte. La trivella del regista scava in cerca del nostro sangue, penetra nelle viscere della nostra coscienza, stuzzica nervi che anestetizziamo per fuggire all’orrore, racconta la nostra solitudine, indaga le nostre frustrazioni restituendo voglia di reagire e forza per indagare ciò che si nasconde in fondo al nostro pozzo.
postato da: monthi alle ore 19:08 | link | commenti
categorie: recensioni cinema

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