ad un passo dalla fine
Paul Thomas Anderson torna indietro nel tempo in cerca dell’origine del potere che oggi governa il nostro mondo. La corsa all’oro nero vede spietati arrivisti sacrificare tutto pur di infilare le loro trivelle nella terra e liberare fiumi di denaro. Daniel Day-Lewis con una staordinaria ambiguità che l’accompagna per tutto il film è l’uomo che non cede, si fa credere padre di un orfano, uccide chi si finge suo fratello, picchia chi si serve della fede per manipolare, compra a uno ciò che vale mille, accumula beni senza trovare nessuno a cui lasciarli. Con un intreccio imprevedibile il regista segue un uomo pronto a farsi da solo. Con immagini cupe, terra arida, petrolio denso che annerisce ogni cosa, fotografa un mondo dove la famiglia garantisce umanità, i buoni affari giustificano i mezzi per ratificarli mentre la parola perde miseramente il confronto con il denaro. Lo smarrimento rende l’uomo facile preda di evangelizzatori che, al nero del petrolio, preferiscono quello di una divisa che può garantire altrettanto oro senza bisogno di ungersi le mani.
